Caro genitore, gentile professore…

Lettera di un adolescente in periodo di pandemia

Ho deciso di provare a scrivervi, nella speranza di potervi far capire cosa sta succedendo a me e ai miei coetanei in questo periodo di pandemia e follia sociale.

So che agli occhi degli adulti le difficoltà dei più giovani sono sempre piccole, che quando si cresce si sottovaluta e banalizza la fatica fatta da chi è nato dopo. Lo vedo anche io parlando con ragazzi più piccoli di me…mi viene sempre da fare il bullo, di sminuire il suo vissuto e far diventare piccole quelle cose, che se mi fermo un attimo a riflettere , ricordo anche io fossero grandi, dolorose o intense per me. Per questo davvero non voglio giudicarvi, vorrei solo potervi dire senza timori ciò che vivo io e che viviamo noi ragazzi, soprattutto in questo momento così difficile per tutti.

Sapete una cosa? Non mi ricordo più la spontaneità di vivere uno affianco all’altro senza quella paura sottile che ci attanaglia tutti, quel timore di star facendo qualcosa di proibito o pericoloso, semplicemente dando un bacio, un abbraccio o scherzando con i nostri amici prima che imparassimo il termine di distanziamento sociale o asintomatico.

E’ poco meno di un anno che tutti siamo un po’ rinchiusi. Apparentemente abbiamo tutto e possiamo stare in contatto con tutti con i nostri cellulari…ma sapete una cosa? Il rapporto umano non è sostituibile con uno schermo e un paio di cuffie…certo, meglio di niente, ma paradossalmente, la relazione virtuale ci fa stare peggio. E’ come se fossimo affamati e vedessimo sempre programmi di cucina! Si, perché vivere vicini, a contatto con l’altro, è un bisogno vitale, primario, esattamente come mangiare e respirare e questo è ancora più forte e insopportabile quando sei un bambino, un ragazzo e forse un anziano.

Con i nostri amici facciamo spesso gli scemi con i nostri cellulari; chattiamo sempre, ci seguiamo nelle storie su instagram, ma nulla può rimpiazzare una semplice relazione reale, quello che sembra fare gli scemi è “stare in contatto con l’altro”. Mio padre mi racconta che passava ore al telefono di nascosto per parlare con i suoi amici, che toglieva il lucchetto (lucchetto al telefono??) al telefono per parlare con i suoi amici o le sue fidanzatine, terrorizzato dalla bolletta che sarebbe poi arrivata.

Ci manca la spontaneità di saltarci addosso, abbracciarci, spingerci, litigare, mangiarci le unghie per paura o nervosismo senza pensare subito dopo esserci messe le mani in bocca, a cosa o chi avessimo toccato un secondo prima.

Sapete, voi avete vissuto, magari facendo tanti sacrifici che noi non possiamo nemmeno immaginarci, ma sento, sentiamo , che per quanto fossero difficili le vostre vite e diversi i tempi passati, più severi e pieni di doveri, avete vissuto, con tanti limiti e norme, ma con una libertà di potervi vedere che noi facciamo fatica a ricordare in questo momento storico… e poi, diciamocelo sinceramente, noi non abbiamo scelto la nostra società, la nostra scuola, questo momento storico così straordinario, veloce, elettrizzante ma anche stressante, esattamente come voi non avete scelto il vostro. Nessuno è meglio di nessuno. Nessuno può davvero capire l’altro, perché l’Altro ha una storia diversa, valori suoi, dettati da una società che è cambiata e che è sempre cambiata, non è mai stata uguale a sé stessa.

So che spesso ai vostri occhi noi vi sembriamo scemi. Tik Tok, Instagram, i selfie, le storie sui social…non li abbiamo scelti noi, paradossalmente li avete creati voi! Ci sono, ci piacciono è vero, ma credo che voi non ne siete stati schiavi solo perché non li avete avuti; ma social a parte, siamo molto più profondi di quanto si possa vedere dall’esterno e poi, diciamoci la verità, quanti di voi li usano esattamente come noi? Anzi, la sensazione da fuori è che i veri adolescenti siate voi, affamati di una libertà che non avete vissuto ma che ci rimproverate.

Crescere oggi è molto più difficile di quanto si possa pensare. Tutti siamo attanagliati da una paura sottile costante; viviamo in allerta di non aver dimenticato la mascherina, di essere multati o di essere multabili, di essere potenzialmente pericolosi per i nostri nonni senza aver fatto nulla, se non aver visto i nostri amici, amici che non vediamo per giorni interi da quando studiamo a distanza, si, perchè spesso per giorni, vediamo solo la nostra casa e i nostri familiari se facciamo una scuola impegnativa, fatta da professori che sono esseri umani, quindi che vivono loro stessi la frustrazione di questo momento difficilissimo.

Crescere oggi non è facile…gli adulti che dovrebbero essere le nostre guide sono spesso più adolescenti di noi, loro si che sono drogati di social e selfie.

Anche se non ve lo diciamo, non crediate che non vediamo come vivete, che non guardiamo i vostri telefoni mentre scrivete di nascosto, che non ci accorgiamo delle vostre chat, dei commenti che fate o che ricevete.

Non è un giudizio, ma non credo voi abbiate visto i vostri genitori essere così tanto bisognosi di conferme e di vivere la vita alla pari di un ragazzo insicuro affamato di approvazione e seduzione.

Com’erano i vostri genitori? Cosa sapevate di loro quando eravate ragazzi?

Noi sappiamo tanto di voi e tra di noi vi prendiamo in giro guardando i vostri profili, i vostri commenti, i vostri gattini, i vostri tramonti pubblicati tra un post arrabbiato di politica contro dei poveri tizi che cercano di salvarsi e una canzone che state ascoltando e che magari condividete per mandare un messaggio a qualcuno.

Crescere oggi è difficile, siamo tutti nervosissimi, però voi, con tutte le vostre difficoltà, uscite, avete la vostra vita, magari non bella quanto avreste sperato alla nostra età, ma è la vostra, l’avete più o meno scelta voi. Noi no, non proprio…abbiamo un età in cui ci è chiesto di sapere cosa vogliamo fare per tutta la nostra vita, di studiare per un lavoro che fatichiamo a immaginare, in una società che ci spaventa, perché vediamo voi spaventati, nervosi, precari, in difficoltà nei vostri lavori, nei vostri affetti, attentissimi a voi, a ciò che vi fa stare bene (giustamente)…e noi ci chiediamo cosa potremo fare un domani, se potremo restare qua dove siamo nati e cresciuti, o se è il caso di iniziare a pensare di doverci staccare da tutto, perché qui c’è sempre meno e soprattutto non ce n’è per tutti… e se è così, l’unico modo possibile per avere qualcosa è competere, competere sempre, ma in un sistema così non emergono i migliori, emergono solo i più insensibili, coloro che non hanno rimorsi, che pensano di meno, che sentono di meno, sé stessi e gli altri.

Ci sono tante altre cose che vorrei voi poteste capire. Il vostro ruolo per noi è fondamentale! Noi abbiamo bisogno di voi, della vostra autorevolezza, della stima conquistata con l’esempio e non della paura o timore come quella che avevate voi per i vostri genitori. Ovvio che vi risponderemo male! Spesso non lo facciamo apposta, non ce ne accorgiamo nemmeno, ma quella rabbia che esprimiamo è un tentativo di emancipazione da voi, un tentativo di testare l’autorità, che se sa esprimersi solo attraverso la punizione e la paura, perde ogni credibilità ai nostri occhi, perché litighiamo allo stesso livello, perché la punizione o il ricatto non ci educa, ci intimorisce magari, vi fa ottenere ciò che volete ma non perché l’abbiamo compreso, ma solo per “timore”, per evitamento, evitamento e timore che generano rabbia e voglia di trasgressione.

Crescere oggi è strano…mi chiedo come sarebbe stato crescere in una società timorosa di dio, dove il prete non era una persona strana che credeva, ma era un’autorità indiscussa, un po’ temuta e un po’ venerata, a prescindere dalle sue reali qualità umane.

Noi siamo anche più fortunati per tante cose! Siamo più liberi sessualmente, l’essere etero per paura del giudizio sta venendo meno, la sessualità è più libera e serena, ma questo comporta anche che la solidità della coppia è venuta meno. Siamo tutti apparentemente più liberi, liberi di scegliere, di cambiare partner, di cercare ciò che ci rende felici, e questo è bellissimo, ma rende ogni nostro rapporto precario, minacciato dalla possibilità di poter conoscere chiunque troppo facilmente, di essere sempre tutti un po’ in un grande supermercato umano, dove possiamo essere paragonati ad altri prodotti, magari migliori di noi o semplicemente più luccicanti, tra una foto di una cena al giappo o un viaggio che ci fa invidia.

Siamo anche atei, o meglio, molti di noi credono, ma crediamo in un modo diverso secondo me, più libero, forse meno profondo ai vostri occhi, ma il nostro credere non si basa più sulla paura, la reverenza e il condizionamento, ma sulla scelta, sulla ricerca, sul bisogno esistenziale di chiunque di darsi un senso, di dare un senso alla propria esistenza, ecco perché magari possiamo sembrarvi tutti miscredenti. Credo semplicemente che siamo più spirituali e più in cerca di qualcosa di assoluto, perché per la prima volta possiamo parlare di tutto in modo critico e libero, mettendo in discussione anche la famiglia, cosa impossibile anni fa, ma che ora è possibile e che comporta una distruzione degli argini che ci dovrebbero confinare per darci una direzione. Ora invece la direzione dobbiamo sceglierla noi…ma è complicato, il nostro mondo è molto diverso da quello che vi ha cresciuto. Ci sono mille colori in più, la razza italiana ormai non esiste più, il terrone è stato sostituito dall’etnia debole del momento, e anche una cosa così forte, antica e radicata come la cucina italiana oggi deve competere con sapori nuovi e locali fighetti che mettono in ombra le trattorie tradizionali.

Ultima cosa, che mi fa fatica dirvi, è legata alla nostra attenzione, alla nostra capacità di concentrazione, ma anche di appassionarci alle cose. Il mondo che viviamo noi è tutto costruito su emozioni forti e facili, sulla grande velocità, sul cambiare appena subentra la noia, sul sensazionalismo, sul bisogno di creare conflitti, dove c’è sempre una vittima, un carnefice, un salvatore e spesso uno spettatore. Ogni trasmissione o post sui social si basa su questo, sull’emozionarci…ecco perché siamo sempre tutti così schizzati, perché la tecnologia ha sulla nostra mente (e anche sulla vostra) un potere che non sappiamo controllare e gestire. Li troviamo i nostri affetti, i nostri idoli, le nostre gelosie, voi nelle vostre auto e vostri tramonti di coppia, ma troviamo anche un’accelerazione che non ci fa più concentrare come vorremmo, che ci crea dipendenza, rabbia, depressione, invidia perché tutti sono più belli di noi e più ricchi di noi.

Abbiamo bisogno di voi, della vostra autorevolezza, non autorità, della vostra capacità di ricordavi come stavate, di mettervi nei nostri panni, di essere onesti e chiedervi voi come sareste stati nelle stesse condizioni, se davvero è tutta colpa nostra o siamo semplicemente tutti schiavi, vittime, carnefici e complici di un sistema troppo grande per tutti, e proprio per questo l’unico modo per affrontare tutto questo è parlarci…ma ricordate, purtroppo noi per ascoltarvi, abbiamo bisogno di sentirvi ancora capaci di stupirvi, di commuovervi, di ricordare chi siete stati, cosa avete vissuto, le paure che avete avuto e le ipocrisie che vi hanno caratterizzato.

Ora, spero di avervi potuto far vedere meglio il nostro mondo, facendovi vedere che dietro le nostre felpe larghe e le nostre facce scazzate, c’è molto altro, solo che non sappiamo raccontarlo a voi, perché spesso non sappiamo raccontarlo a noi, anche perché noi dobbiamo “odiarvi” un po’, perché solo così possiamo creare la nostra individualità; ma quando sentite che vi odiamo, che vi sfidiamo, non credeteci, non prendeteci sul serio, stiamo solo testando quanto tengono gli argini che ci danno al possibilità di scorrere.

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